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L’emiliano Bacciocchi, dall’architettura popolare alla rete dei distributori Agip

L’architetto, allievo di Portaluppi, progettò a partire dagli anni 50 la rete dei distributori Agip puntando su pensiline e tubi al neon

Cordiale, colto, amante dell’arte e della musica, abile disegnatore, arguto caricaturista. Un rappresentante esemplare dell’affidabile, raffinato professionismo alla milanese tra Ventennio, ricostruzione e boom economico. Parliamo di Mario Bacciocchi (Fiorenzuola d’Arda 1902 – Milano 1974), laureato al Politecnico nel 1925, studente di Piero Portaluppi: il maestro lo ritiene tra i migliori, l’allievo ne tiene ben presente la lezione di stile. Negli anni Trenta, sotto il regime, Milano è oggetto di importanti interventi: Bacciocchi partecipa al concorso per l’Arengario e piazza Diaz nel 1937 e nel ’38 realizza la sede di partito per il Gruppo Rionale di Porta Volta, oggi Palazzo della Dogana, in via Ceresio: ricoperta in mattone alla lombarda, finestre strombate, a fianco le svetta una torre lunga e slanciata. Poi, all’angolo con via Locatelli, costruisce la prima «torre» grattacielo di piazza Fiume, per noi piazza della Repubblica, tra il ’36 e il ’39.

Il linguaggio comune di questi edifici è composto, misurato, imponente: concilial’essenzialità modernista con la monumentalità classica del novecentismo. Linguaggio ulteriormente scarnificato nell’immediato Dopoguerra nel complesso ECA di via Ponzio 48, gioiello di architettura popolare, anno 1947: sfruttando un lotto triangolare, Bacciocchi crea un monumentale ingresso d’angolo concavo, aperto a tutt’altezza, a metà tra arco trionfale ed esedra. Da non dimenticare che a cena da amici, nel 1939, l’architetto ha conosciuto Don Luigi Orione e ha progettato per lui, senza compenso, la sede del Cottolengo in via Caterina da Forlì: un rapporto di fiducia e amicizia che gli procurerà nel tempo molte commissioni dal mondo cattolico, politico ed ecclesiale, tra cui le insolite, asimmetriche chiese dell’Immacolata Concezione in piazza Frattini, 1951, di Sant’Angela Merici in via Cagliero, 1958, di Sant’Ignazio di Loyola in via Feltre, 1962.

A capo del Comitato per le nuove chiese della Diocesi in questi anni c’è l’illuminato Enrico Mattei, probabilmente nascono qui conoscenza e stima tra imprenditore e progettista. Sta di fatto che nel 1951 Mattei incarica proprio Bacciocchi di inventare da zero la company town di Agip-Eni lungo la via Emilia: sarà l’architetto a coniare il nome di Metanopoli e a mettere in cantiere la prima parte del nuovo insediamento, tra motel, case d’abitazione, laboratori di ricerca, palazzi d’uffici, strutture per il tempo libero e la vita collettiva. Nel frattempo gli viene affidata anche la progettazione ex novo della rete nazionale di stazioni di servizio Agip: il principio è quello della ripetibilità di moduli base, variabili secondo dimensioni e contesti; elementi comuni: le eleganti pensiline, i tubi al neon, le insegne pubblicitarie del cane a sei zampe. In questo ambito nasce il capolavoro: il distributore di piazzale Accursio angolo viale Certosa, 1952, in abbandono dagli anni Ottanta. Oggetto di recupero filologico da parte dello studio Michele De Lucchi, trasformato in ristorante nel 2017, conserva le forme originali, avveniristiche e dinamiche, sottolineate da luci al neon. Una navicella nello spazio.

Fonte milano.corriere.it – Articolo di Chiara Vanzetto

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