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Produrre carburante dai rifiuti spaziali, l’idea c’è

Una collaborazione internazionale con l’obiettivo creare una “stazione di servizio” nello spazio recuperando i rifiuti spaziali. Si potrebbe produrre carburante solido (ma non aspettatevi di vederlo dal benzinaio).

No, non c’è Elon Musk dietro l’idea di produrre carburante dai rifiuti spaziali. Anzi, il progetto concreto arriva da un team di esperti richiamati da tutto il mondo, dall’Australia al Giappone, tutti riuniti sotto il cappello della statunitense Nasa.

“In molti stanno investendo capitali nei detriti”, ha dichiarato al Guardian Herve Astier della Neumann Space, una delle aziende coinvolte nella missione. “Spesso è per portarli nell’atmosfera e bruciarli. Ma se sono lì e li puoi catturare e riutilizzare, ha senso farlo. È come sviluppare una stazione di servizio nello Spazio“.

COSA SONO I RIFIUTI SPAZIALI

Non solo sul Pianeta Terra abbiamo problemi di rifiuti, riciclo e riutilizzo. Anche i rifiuti spaziali, ossia i detriti dispersi durante i lanci e le missioni spaziali, che gravitano intorno alla Stazione spaziale internazionale (Iss) sono un  pericolo reale.

Ciò che gli esperti temono è l’effetto Kessler, cioè se da una collisione dovessero generarsene altre a cascata generando sempre più detriti ammassarti nella bassa orbita terrestre.

L’idea al momento può apparire futurista, ma forse non è così peregrina. Riciclandoli, infatti, i rifiuti spaziali potrebbero essere riconvertiti in carburante solido per veicoli spaziali. Per questo gli esperti della Nasa stanno sviluppando le tecnologie per realizzare una stazione di servizio suborbitale.

COSA FANNO I DETRITI IN ORBITA

Si stimano 300 mila detriti che gravitano nella nostra orbita più grandi di 1 centimetro. Può sembrare poco, ma in realtà hanno una enorme energia cinetica.

Viaggiano attorno ai 10 chilometri al secondo (36 mila chilometri orari), secondo i calcoli della Nasa, un detrito di 1 centimetro di diametro potrebbe tranquillamente trapassare la cabina di un veicolo spaziale.

COSA SI STA FACENDO ORA

Al momento le uniche tecnologie al vaglio sono state quelle per mandare fuori orbita i detriti che girano intorno alla Terra. E che, disperdendosi nelle profondità dello Spazio, dovrebbero bruciare.

A questo, si aggiungono i sistemi di sorveglianza. Ma qualche visionario (ripetiamo, non Elon) sta pensando di riciclarli.

COME SI RICICLANO I RIFIUTI SPAZIALI

Per farlo, prima di tutto bisogna recuperarli. Cui sta pensando la start-up nipponica Astroscale. Dopodiché entrano in azioni i sistemi robotici di Nanoracks che procedono al taglio e all’immagazzinamento.

Statunitense anche Cislunar che dovrebbe creare un impianto orbitante per convertire in barre di metallo i detriti.

IL CARDURANTE SOLIDO

L’ultimo tassello della catena è quello aggiunto dall’australiana Neumann Space che ha sviluppato un propulsore ionico, una tecnologia che converte con l’elettricità le barre di metallo solido conduttivo in plasma e produce una spinta.

Fonte fleetmagazine –  Articolo di Elena Pavin

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