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Total si “auto sanziona” dopo le critiche di complicità in crimini di guerra: stop al petrolio russo. Timori per la carenza di gasolio.

Timori per una penuria di diesel e un conseguente razionamento sono espressi oggi anche da Russell Hardy, numero uno di Vitol, principale trader al mondo nel petrolio. Circa la metà del gasolio consumato in Europa è infatti prodotto utilizzando petrolio che proviene dalla Russia.

Il gruppo francese Total, settima compagnia petrolifera al mondo, ha annunciato la decisione di non acquistare più petrolio dalla Russia ma avvisa i governi sui rischi di una penuria di gasolio sul mercato. Una “sanzione autoimposta” poiché al momento l’Unione europea non ha disposto lo stop all’acquisto di beni energetici da Mosca. L’annuncio arriva dopo le accuse (che il gruppo definisce infondate) di complicità in crimini di guerra da parte di Greenpeace e del gruppo attivista francese Les Amis. Total ha affermato che non rinnoverà i contratti in essere con le controparti russe e non ne sottoscriverà di nuovi, accordi che terminano, al più tardi, nel dicembre 2022.

La compagnia francese ricorda inoltre come non gestisca alcun impianto estrattivo in Russia ed elenca le sue partecipazioni in gruppi “non statali” russi ossia in Novatek (19.4%), Yamal (20%), Arctic LNG 2 (10%) and TerNefteGaz (49%). Yamal è il la società che gestisce l’omonimo gasdotto che collega Russia e Germania attraversando Bielorussa e Polonia. Nelle scorse settimane British Petroleum aveva annunciato l’uscita dalla partecipazione al 20% nel colosso russo del petrolio Lukoil, mentre Shell ha manifestato l’intenzione di abbandonare la partnership con Gazprom per lo sviluppo dei giganteschi campi di estrazione di gas al largo dell’isola di Sakhalin. La compagnia si era poi scusata per avere acquistato a sconto un carico da circa un milione di barili di petrolio russo dal trader Trafigura.

Nel rendere nota la decisione Total lancia anche un allarme ai governi europei sul rischio di carenza di gasolio. Analoghi timori sono stati espressi oggi da Russell Hardy, numero uno di Vitol, principale trader al mondo nel petrolio. L’Europa, ha ricordato Hardly, importa la metà del gasolio per autotrasporto dalla Russia. Preoccupazioni condivise da Jeremy Weir, amministratore delegato di Trafigura. Non viene esclusa l’ipotesi della necessità di un razionamento del carburante. La Russia è il terzo esportatore al mondo di petrolio dopo Arabia Saudita e Stati Uniti. Ha riserve per 107 miliardi di barili e produce oltre 10 milioni di barili al giorno. Sinora, spiegano i trader, sono spariti dal mercato circa 3 milioni di barili al giorno di petrolio russo.

Fonte ilfattoquotidiano.it 

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