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Colonnine di ricarica. A rischio i 700 milioni del Pnrr

L’Italia rischia di “bruciarsi” i 721 milioni di euro messi a disposizione dal Pnrr per la realizzazione di una rete d’infrastrutture di ricarica destinata ai veicoli elettrici: l’allarme arriva da Motus-E, l’associazione degli operatori del settore della mobilità a batteria, che invoca un rapido intervento del governo perché risolva quanto prima alcuni nodi che rendono difficilmente attuabile il piano relativo all’installazione di oltre 21 mila punti nelle aree urbane e lungo la viabilità extraurbana.

I problemi. Motus-E mette l’accento in primo luogo sulle tempistiche previste dai decreti attuativi, incompatibili con i processi autorizzativi con cui, quasi quotidianamente, si scontrano gli operatori del settore: secondo l’ultimo report dell’associazione, il 12% delle colonnine installate risulta non funzionante perché non allacciato alla rete del distributore o per difficoltà burocratiche. Senza risolvere questo male tipicamente italiano, magari dando vita a una corsia veloce autorizzativa, c’è il concreto pericolo che le importanti risorse europee finiscano per essere inutilizzate. Insomma, enti e ministeri coinvolti dovrebbero attivarsi rapidamente per trovare una soluzione concordata che snellisca sostanzialmente i processi.

Le posizioni. Motus-E sottolinea anche un altro aspetto critico della normativa: il fatto che premi in modo particolare l’installazione delle colonnine nelle aree di servizio dei carburanti (escluse quelle autostradali, che non beneficiano di questi fondi). Secondo l’associazione, gli utenti delle auto elettriche prediligono altre situazioni per le ricariche, come parcheggi presso gli uffici, attività commerciali o quelle ricreative, mentre la sosta presso un distributore spesso non garantisce attrattive per chi vi deve restare per un tempo ancora piuttosto prolungato. Alla luce di tutto questo, Motus-E chiede un intervento urgente e mirato del governo che consenta di avviare le gare in maniera efficiente e nel rispetto dei tempi stabiliti, così da poter attingere alla prima tranche dei fondi europei, prevista per l’inizio dell’estate.

Fonte quattroruote.it 

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