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AdBlue, allarme rientrato: è ancora disponibile… Ma costa il doppio

Le notizie sullo stop alla produzione per l’insosteniblità dei costi (a causa dell’impennata del metano) hanno innescato la paura di restare a pedi e la corsa all’acquisto. Uno dei produttori ci spiega perché è un falso allarme, anche se…

Caos AdBlue. Lo stop di 4/6 settimane annunciato da Yara Italia, azienda che controlla il 60% della produzione italiana del «liquido blu», e l’immediato raddoppio del prezzo, da 25 a 50 centesimi il litro. Le associazioni dei consumatori e degli autotrasportatori che denunciano l’improvviso rincaro. Gli automobilisti che vanno a caccia delle taniche del liquido, per paura di restare a piedi. I camionisti che si preoccupano per la stessa ragione. Il fantasma di un altro «fermi tutti», che segue quello imposto dalla pandemia… Era il quadro allarmante di pochi giorni fa. Emergenza rientrata o mai scattata? Di certo c’è che l’AdBlue è disponibile dai grossisti, nella aree di servizio, sugli scaffali della grande distribuzione. Che cosa è successo? Ne abbiamo parlato con Claudio Mascialino, amministratore delegato di Resnova AdBlue, uno dei maggiori importatori italiani di AdBlue, prodotto dal gruppo Basf.

Ingegner Mascialino, è stato un falso allarme? Dunque non è vero che abbiamo rischiato e rischiamo ancora di restare a secco di AdBlue in Italia?

«Tranquillizziamo chi ci legge. L’AdBlue (agente riducente e non additivo: non viene aggiunto al gasolio, ma ha un suo circuito indipendente) è reperibile sia dagli automobilisti sia dalle flotte dei mezzi pesanti. Non siamo di fronte a una crisi, ma a una serie di fatti che hanno generato l’allarmismo. In realtà oggi ci sono due problemi all’orizzonte, ma non incidono sulla disponibilità del prodotto, perlomeno in Italia».

Quali sono questi problemi?

«Sono generati dallo stesso contesto internazionale. Il primo è quello dei costi. L’AdBlue ha dei costi di produzione diretti e indiretti legati al metano. Il prodotto che noi distribuiamo in Italia viene sintetizzato partendo dallo steam reforming del metano, ottenendo idrogeno, che poi, combinato all’azoto, permette la produzione dell’ammoniaca, la base dell’urea e dell’AdBlue. Il prezzo del metano, a partire dall’estate, è volato e di conseguenza sono aumentati i costi di produzione. Quindi il rialzo dell’AdBlue potrebbe continuare se il prezzo del metano continuerà a crescere».

Il secondo problema?

«È la capacità produttiva, e deriva dal primo. Oggi il 60% dell’urea prodotta in Italia arriva dallo stabilimento di Ferrara, poi ci sono le quote di prodotto importato, come il mio, e per finire ci sono i “diluitori”, aziende che producono sciogliendo palline — o “prills” — di urea, spesso acquistate in Russia. Con l’aumento dei prezzi delle materie prime alcuni produttori locali hanno rallentato o sospeso la produzione. Lo stabilimento di Ferrara, ad esempio, è stato fermato per qualche settimana (dovrebbe ripartire a breve). Cosa che accade ciclicamente per esigenze di manutenzione e non genera inconvenienti, perché la mancanza per alcune settimane del prodotto viene compensata dallo stoccaggio e da altri produttori. Questa volta lo stop è coinciso con l’aumento dei prezzi. Anche i diluitori hanno rallentato gli acquisti di urea per AdBlue dalla Russia, temendo di comprare a un prezzo alto e di subire, durante i tempi di consegna (quattro settimane), un calo di prezzo e quindi perdite di margine. Noi abbiamo aumentato le importazioni, ma sempre nei limiti della capacità degli impianti dove acquistiamo e delle difficoltà logistiche dovute alla carenza del trasporto intermodale (i nostri isotank container viaggiano via treno dalla Germania all’Italia)».

Alla fine, dunque, dipende tutto dai costi?

«Sì. Ma se scatta il panico il sistema collassa e partono le speculazioni legate all’impennata della domanda, che diventa molto superiore all’offerta. Se utenti che di solito acquistano 10 litri di AdBlue al mese si mettono in casa una scorta di mille litri per paura di restare a secco, la logistica collassa e la domanda fa saltare i prezzi. La notizia di possibili difficoltà di approvvigionamento ha innescato questo fenomeno. Qualche magazzino è andato esaurito, d’accordo, ma non si è mai arrivati al punto di compromettere la circolazione dei mezzi. Noi, per trasmettere serenità ai clienti, abbiamo potenziato la logistica, in modo da evitare cali di scorte: non dovremmo avere problemi nelle prossime settimane».

E nel 2022? 

«Riguardo la disponibilità, dovremmo stare tranquilli. Di certo i prezzi continueranno a salire, se il metano e l’energia elettrica cresceranno ancora. L’importante è gestire il mercato con coscienza, regolando al meglio la logistica per evitare picchi di approvvigionamenti e garantire un flusso costante della merce».

Fonte corriere.it – Articolo di Renato Dainotto

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