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CARBURANTI, IPPOLITI (FIGISC): «A PAGARE IL CONTO FINALE RISCHIAMO DI ESSERE NOI GESTORI»

I ribassi alla pompa fanno certamente piacere agli automobilisti. Ma cosa succede dall’altra parte del distributore?

A sollevare il problema è Massimo Ippoliti, gestore di un impianto Eni a San Biagio di Osimo e rappresentante FIGISC Confcommercio per la zona di Ancona, che racconta le conseguenze economiche dei recenti tagli dei prezzi per chi gestisce gli impianti.

«Il carburante caricato venerdì era già stato pagato e l’ho dovuto vendere ribassato, registrando una perdita immediata. Il rimborso non copre il danno reale».

Nel suo caso, spiega Ippoliti, a fronte di un rimborso forfettario di 1.500 euro, il valore del carburante già presente nelle cisterne era molto più elevato. E domenica, terminate le scorte, stima di aver perso 3.600 euro di vendite.

Il problema, secondo FIGISC, è proprio questo: ribassi decisi rapidamente possono scaricare parte del loro costo sui gestori, che lavorano già con margini ridotti e devono sostenere personale, commissioni e costi di gestione.

Da qui la richiesta: compensazioni proporzionate alle perdite effettivamente subite, e non rimborsi forfettari uguali per tutti.

«Gli sconti vengono presentati come un vantaggio per il mercato, ma oggi il prezzo più alto lo stanno pagando i gestori».

Un aspetto del dibattito sui prezzi dei carburanti che merita di essere considerato: dietro ogni impianto ci sono anche imprese e gestori che devono fare i conti con l’equilibrio economico della propria attività.

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