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Com’era fare benzina negli anni ’50?

Un viaggio nelle stazioni di servizio nell’Italia del boom economico, dove fare un pieno di benzina poteva essere piacevole e decisamente poco costoso.

Per fare questo tuffo nel passato, nel clima stradale del boom economico, il Museo Fisogni ci segnala un’indagine di mercato della Esso Italiana del 1958, che voleva analizzare la qualità del servizio in vari impianti italiani – che, all’epoca, erano tutto fuorché automatizzati.

La prima curiosità riguarda proprio il metodo dell’indagine – metodo che farebbe rabbrividire anche il più ingenuo e impreparato degli analisti di oggi e che ci restituisce un altro singolare spaccato degli anni ’50. Perché per raccogliere i dati si fece affidamento sul resoconto di viaggio di 3 automobilisti (tre!), incaricati di valutare 7 aspetti del servizio ed esprimere altrettanti giudizi su di un apposito formulario, per ogni stazione di rifornimento visitata.

Oltre alle stazioni della stessa Esso, l’indagine mirava a capire come andavano le cose nelle stazioni Agip e Shell, soprattutto, quali servizi si offrivano e qual era il rapporto degli addetti con i clienti. In totale i tre automobilisti visitarono, nel corso del 1957, 109 stazioni di servizio in tutta Italia: tutti e tre avevano la stessa auto (una Fiat 1100) e dovevano in prima battuta chiedere “10 litri o mille lire di benzina normale”, che ancora nel 1960 costava 110-116 lire al litro.

Tra gli aspetti da valutare vi era la cortesia del personale. I migliori risultarono i benzinai Agip, per la metà giudicati “molto cortesi” e per il resto “abbastanza cortesi”. A uscirne peggio furono proprio gli addetti della Esso, addirittura nell’8% “poco cortesi” perché “nell’avvicinare il cliente non salutano”. La società non brillava nemmeno per lo “zelo generale sul lavoro”, ma batteva tutti in “effettuazione dei vari servizi”, proponendo spesso agli automobilisti il cambio dell’olio o degli pneumatici. Dai resoconti risulta che benzinai di ogni marchio suggerivano spesso al cliente di “fare il pieno”, spingendo in maniera particolare per l’acquisto della “super”, la benzina più ricca di ottani, migliore ma anche più costosa.

In generale, le stazioni erano per lo più molto curate e ordinate, con impianti eleganti e colori invitanti, pensati per attirare la clientela e affezionarla al marchio e all’impianto stesso, a scapito della concorrenza. Più delicata la situazione toilette, talvolta sporche, con porte rotte, o addirittura utilizzate “come ripostiglio”.

In questa sorta di antenato di TripAdvisor non mancano le recensioni negative, spesso curiose e divertenti da leggere: ecco alcuni passaggi da una scheda di valutazione per una stazione dove, conclude il viaggiatore, “eviterei in ogni modo di tornare”.

“Dopo un po’ di tempo è venuta una ragazzina con aria molto seccata”; (i gestori) “non si occupano troppo della stazione, tra vecchi copertoni ammucchiati e un cortile che sembra un’immondezza”. E poi, la toilette: “È una specie di casotto dall’altra parte del cortile posteriore – fa impressione – cose del genere si trovano nelle vecchie case di contadini, solo ci hanno dato una mano di calce. C’è una turca di età preistorica color marrone scuro, 2 finestrelle con vetri rotti – non è una toilette!!!”. E, per chiudere, riguardo alle dotazioni di sapone, asciugamani e luce elettrica… “non c’è niente!”.

Fonte Focus 17/09/2020 con il contributo di Marco Mocchetti del Museo Fisogni

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