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La burocrazia italiana frena la mobilità elettrica: ci sono soldi e progetti, manca una norma nazionale.

Mobilità elettrica. C’è bisogno di una rete di colonnine, non resta che piazzarle in giro per l’Italia. Fosse semplice, perché si fa presto a dire creiamo l’infrastruttura. Perché, tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare… di carte e bolli. Infatti la volontà di realizzare questa benedetta infrastruttura c’è, i progetti sono chiari e anche il denaro per realizzare ciò che è necessario è già pronto. Oltre le battute la necessità di dotare il nostro Paese di una rete di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici è ormai stringente e i tempi sono stretti perché la rivoluzione “a batterie” non è domani, è oggi…

Poi, quando si va sul territorio, incominciano le difficoltà. Non sono tanto quelle morfologiche del terreno (un buon ufficio tecnico spiana qualunque ostacolo), ma le difficoltà vere sono quelle burocratiche: norme vaghe, spesso contraddittorie frenano ogni iniziativa. Basti pensare agli ostacoli che incontra una grande azienda italiana come Enel X, business line del Gruppo Enel dedicata ai servizi innovativi, nella realizzazione di una rete nazionale, moderna ed efficiente di stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Enel X ha il know how tecnologico e i fondi per sviluppare questa rete. “Quello che ci frena – ci ha raccontato Francesco Venturini, AD di Enel X – non è la volontà di sindaci e giunte, sempre entusiasti quando si parla di mobilità elettrica, ma sono i numerosi iter burocratici da affrontare dopo la decisione politica. Le norme che regolano gli interventi sul territorio sono spesso leggi e regolamenti emanati dagli enti locali, soprattutto Comuni, e sono diversi da un’amministrazione all’altra. Per cui quando si chiedono i permessi per la messa in opera di un punto di ricarica i tempi si allungano a causa delle infinite e incerte pratiche da istruire. Al momento l’unica soluzione per evitare ulteriori ritardi è di installare i punti di ricarica su terreni privati, una scelta non indolore perché più onerosa in termini di costi da sostenere. Su questi aspetti il Governo si è già espresso, sottolineando come per lavori e investimenti di rilevanza nazionale sia necessaria un’autorità centrale capace di decidere e imporre le proprie regole a tutti gli altri attori della pubblica amministrazione”.
Intanto, però, è partita l’elettrificazione di quelle che sono definite le “dorsali”, ovvero le principali direttrici da nord a sud e da ovest a est. La creazione di punti di ricarica sulle autostrade principali è il primo ed essenziale mattone per il passaggio della mobilità da quella tradizionale a quella a emissioni (almeno localmente) zero. E questo investimento enorme è essenziale sotto una serie di aspetti: se quello ambientale è facilmente intuibile, quello economico è più mediato, ma ugualmente rilevante perché si deve mettere il nostro Paese alla pari con gli altri e consentire alla Penisola di restare competitiva anche a livello turistico permettendo agli automobilisti europei che hanno scelto “l’elettrico” di muoversi lungo le nostre strade senza grossi problemi di rifornimento.
E tanto per capire l’entità della posta in gioco, Enel X stima che un’aera di ricarica con colonnine a 300 kW, ovvero del tipo che saranno sistemate lungo le autostrade italiane, costa tra i 250 e i 300 mila euro (la differenza di costo è data dalla distanza dell’area alla rete a cui si dovrà attaccare). Al momento è previsto di attivare entro breve, brevissimo tempo, almeno 70 punti di ricarica autostradali che dovranno sperimentare modi e termini di utilizzo. Però le incertezza che gravano sul futuro delle concessioni autostradali, soprattutto per quella più importante ovvero quella che fa capo ad Aspi, non aiuta a velocizzare il processo. E dopo questo passo si dovranno “elettrificare” le città e qui i problemi sono ancora più grossi anche se, sempre Enel X, ha già pronta a Roma la prima area di servizio completamente elettrica (in stile Tesla) che aspetta solo di essere inaugurata.
Una ventata di ottimismo arriva da Luciano Zepparelli, amministratore delegato della umbra Techne una azienda tutta votata al green e che ora sta collaborando con BeCharge (Gruppo Be Power) per la realizzazione dei una rete capillare di punti di ricarica per auto elettriche nel Centro Italia. Zepparelli ci ha spiegato che, dopo il Decreto Semplificazione quello emanato in luglio e che, tra l’altro, varava anche gli incentivi per le auto, le procedure per installare le colonnine sono diventate meno caotiche. Qui l’intervento del Governo è stato positivo perché si è stabilito che le Amministrazioni comunali sono obbligate a mettere a disposizione aree adatte perché devono dotarsi di punti di ricarica per le auto elettriche. Questa norma ha velocizzato le procedure per ottenere i permessi e avviare i lavori. Così, aggiunge Zepparelli, si è riusciti a mettere la mordacchia alla burocrazia (anche se si può migliorare) che deve essere efficiente per decreto.

Fonte businessinsider.com – Articolo di Gianni Antoniella

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