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Prezzo benzina alle stelle per blocco Suez: cosa succederà?

Il canale di Suez è fondamentale per il commercio globale e i mercati energetici. Un decimo del commercio mondiale di petrolio via mare e circa l’8% del commercio mondiale di LNG passa attraverso questo canale. Ciò sta avendo ovviamente pesanti ripercussioni su prezzo benzina.

Prezzo benzina alle stelle! Dopo un, seppur lento, calo dovuto alla Pandemia Covid-19 nel corso del 2020, il prezzo della benzina è infatti ripreso a salire. Dapprima per la lenta ripresa della circolazione automobilista e dell’industria mondiale in generale, ed ora per un incidente che sta tenendo bloccato il Canale di Suez.
Già, proprio quel Canale di Suez che abbiamo studiato a scuola per i conflitti ai quali ha dato vita. E per il fatto che ancora oggi costa una accise sul prezzo finale della benzina per la una crisi che si verificò nel 1956 (che vedremo più in avanti). Malgrado ormai siano passati quasi settant’anni.
Ma se volessimo guardare a tutte le accise che ancora oggi siamo costretti a pagare sul prezzo finale della benzina, non la finiremmo più di arrabbiarci.

Ma torniamo al blocco del Canale di Suez che sta tenendo in scacco il petrolio mondiale e sta facendo aumentare il prezzo del petrolio, e su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri per la benzina.

Blocco Canale di Suez: le cause
Perché il Canale di Suez è bloccato? Una grossa nave conteiner, tra le più grandi in circolazione (si pensi che raggiunge le dimensioni dell’Empire State Building), è rimasta bloccata in posizione verticale nel canale. Complici sia i venti forti che una tempesta di polvere. Eventi certo non rari nella zona.
Ora, per cercare di sbloccarla si è mossa la società olandese Boskalis, che l’già paragonata, per bocca del suo AD Peter Berdowsk, ad una enorme balena finita spiaggiata.
Inoltre, sempre Berdowsk, ha affermato che potrebbero volerci perfino settimane per liberarla. Malgrado il fatto che il numero di rimorchiatori impegnati nella operazione di sbloccaggio siano ben 8.
Il problema è che ci sono decine di navi che trasportano petrolio e gas liquido – oltre che altre che trasportano altri tipi di beni – che attendono di passare. Il che porta ovviamente la mancanza di approvvigionamenti, e quindi, l’immancabile rincaro dei prezzi in essi contenuti.
L’attuale blocco al Canale di Suez è già stato definito il più imponente degli ultimi tempi.

Perché prezzo benzina sta aumentando per blocco Canale di Suez?
Il canale di Suez rappresenta un punto vitale per il commercio mondiale. Ma anche per i mercati collegati al comparto energetico. Basti pensare che un decimo di tutto il commercio mondiale di petrolio che avviene per via mare, nonché quasi un decimo del commercio mondiale di LNG (acronimo con cui si identifica il Gas naturale liquefatto) passa proprio per il Canale di Suez.
Il canale è un alveo artificiale navigabile situato in Egitto e ricade tra Porto Said sul mar Mediterraneo e Suez sul Mar Rosso, tagliando l’omonimo istmo di Suez. Esso consente la navigazione diretta dal Mediterraneo all’Oceano Indiano. Quindi, aggirando così tutto il tratto marittimo africano dell’Oceano Atlantico, lungo la rotta del Capo di Buona Speranza.
E’ stato aperto alla navigazione nel 1869, dopo 10 anni di lavori che hanno visto coinvolti diversi Stati. Sebbene il ruolo principale lo ha avuto la Francia, molto influente in quelle zone.
Infatti, è stato realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps. Sebbene il progetto che ne è alla base porta proprio la firma di un italiano: Luigi Negrelli, ingegnere di origini trentine.
E’ formato da 2 tratte: a nord e a sud del Grande Lago Amaro. Nel 2015, inoltre, è stato completato il raddoppio di alcuni tratti. Il raddoppio ha così portato il numero di navi che possono transitare nel canale dalle precedenti 49 alle attuali 97.

Per la sua importanza commerciale, il canale di Suez è stato sovente oggetto di guerre o tensioni. Come la crisi internazionale verificatasi nel 1952, quando un colpo di Stato in Egitto che depose la Monarchia, ne portò alla nazionalizzazione nel 1956, creando malumoni per la Gran Bretagna che ne deteneva allora il 44% del peso commerciale. Britannici e gli alleati francesi bombardarono l’Egitto, mentre il colonnello Nasser affondò tutte le 40 navi presenti nel canale. Chiudendo il tratto nel 1957.
Nel 1957 l’Urss minacciò di intervenire in aiuto dell’Egitto e ciò spinse gli Usa a chiedere – a mezzo Onu – a Francia, Gran Bretagna ed Israele di ritirarsi dal conflitto.
Dieci anni dopo, invece si verificò quella che è passata alla storia come la “guerra dei sei giorni” tra Israele ed Egitto, con il primo che invase la sponda orientale del Canale di Suez (in corrispondenza del deserto del Sinai).
L’Egitto rispose chiudendo il canale per ben 8 anni, bloccando di fatto 15 navi di carico per tutto quel tempo. Solo a partire dal 1982 si avviò una distensione tra i due paesi.

Prezzo benzina in aumento: cosa potrebbe succedere?
Più a lungo durerà il blocco del Canale di Suez, più è probabile che i raffinatori e gli acquirenti debbano rivolgersi al mercato spot per approvvigionarsi. Inoltre, gli spedizionieri dovranno anche decidere se attendere che avvenga la rimozione dell’enorme container oppure utilizzare una via più lunga. Quindi tornando alla vecchia navigazione verso il Capo di Buona Speranza, ma ciò comunque comporterebbe un allungamento dei tempi per gli approvvigionamenti di petrolio.
Nitesh Shah, director Research di WisdomTree, ritiene che l’Opec e i paesi partner che non ne fanno parte, potrebbero decidere di pompare più petrolio al fine di mitigare lo shock di fornitura e dunque calmierare i prezzi.
Tuttavia, sempre per Nitesh Shah, considerando le revisioni relative alla domanda, potrebbero mantenere la stessa offerta. Comunque, se dovessero optare per un aumento dell’offerta, dovrebbero subito frenarla appena la fornitura dal canale di Suez riprenderà. Onde evitare poi un calo del prezzo benzina che per noi sarebbe ideale ma non certo per loro.

Occorre poi aggiungere che in data 19 marzo, i prezzi del petrolio sono stati per un momento sostenuti da un altro rischio di sospensione dell’offerta. Infatti, si è verificato l’attacco ad un drone ad un impianto petrolifero dell’Arabia Saudita. Allarme poi subito rientrato.

Tutte queste notizie devono riportarci alla mente quanto il prezzo del petrolio possa essere influenzato da tanti fattori esterni, scollegati alle naturali cause del comparto. Come l’andamento del mercato automobilistico, la circolazione stradale o l’andamento dell’industria. Infatti, una buona fetta dell’approvvigionamento di petrolio ricade in aree geopoliticamente molto fragili, come il medioriente o il Venezuela. 
Dunque, attendiamoci ancora quache settimana di aumento del prezzo benzina. Rallentato solo dalle restrizioni causa Covid-19 che dovrebbero prorogarsi forse fin dopo il Primo maggio.

Fonte trend-online.com – Articolo di Luca Scialò

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