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Lecco, benzina nella falda: 22 anni dopo è ancora lì

La zona contaminata è quella della stazione di rifornimento di Chiuso Nonostante l’intervento di bonifica i veleni restano nelle acque sotterranee.

Lecco –  Ventidue anni di terreno e falde acquifere al veleno a Lecco. La zona contaminata è quella sottostante una stazione di rifornimento lungo corso Bergamo a Chiuso, dove a causa di una falla in un serbatoio di benzina interrato si è verificato uno sversamento di “verde“. Ad accorgersi per primi della perdita sono stati i gestori dell’area di servizio, poiché i conti dei litri di senza piombo erogati non quadravano rispetto agli incassi. Nel giro di una decina di mesi la cisterna fallata è stata messa in sicurezza e poi sostituita con tutte le altre con nuove a doppia parete. Proprio durante l’intervento di ristrutturazione sono state individuate tracce consistenti di idrocarburi e gas tossici sotto l’area di rifornimento. Per l’approvazione del primo piano di bonifica utilizzando tecnologie e tecniche innovative si è dovuto però attendere il 2010 e il 2013 per l’inizio vero e proprio dell’intervento di decontaminazione, concluso solo nel 2017, ma a quanto sembra non perfettamente riuscito.

Tra il 2017 e il 2019 i tecnici di Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, hanno effettuato infatti una serie di campionamenti di controllo: “Relativamente alle acque sotterranee sono stati rilevati superamenti per i parametri di idrocarburi totali, benzene, xilene e metil-t-butil etere”, si legge nella relazione depositata in municipio, in cui si riferisce pure della presenza di trimetilbenzene e indano, che sono derivati e idrocarburi. Durante gli ultimi campionamenti effettuati ad aprile è stato evidenziato pure il superamento dei limiti di ferro e manganese.

Per questo a dicembre 2020 la presentazione di un nuovo piano di bonifica: “La tecnologia di bonifica individuata nel primo Piano di bonifica approvato nel 2010 ed applicata a partire dal 2013, ha dato i suoi risultati sui terreni già nel 2017, non è stato però ancor raggiunto ancora l’obiettivo di bonifica per le acque sotterranee”, spiegano sempre da Arpa. È stata scelta per risolvere definitivamente la situazione una tecnologia con composti a base di ossido e perossido di magnesio che a contatto con l’acqua sono in grado di rilasciare molecole di ossigeno che migliorano i processi aerobici naturali mantenendoli attivo per un lungo tempo e costituiscono una sorta di barriera di contenimento della contaminazione. Il nuovo piano è stato tuttavia approvato solo nei giorni scorsi, 22 anni dopo la scoperta della contaminazione del terreno e delle falde acquifere sotto la stazione di benzina.

Fonte ilgiorno.it – Articolo di Daniele De Salvo

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