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Nelle casse dei benzinai ticinesi manca il pieno dei frontalieri

Conti alla mano, l’assenza dei frontalieri pesa di più rispetto a quella dei ticinesi che preferiscono fare il pieno in Italia

L’aumento delle vendite di carburanti, a seguito del taglio delle accise, nei distributori italiani della fascia di confine è dovuto essenzialmente ai frontalieri, un esercito di lavoratori (nel Canton Ticino sono 75mila), che nella (quasi) totalità per i loro spostamenti quotidiani, utilizzando la propria autovettura, trovano più che conveniente fare il pieno sotto casa. Insomma, il pieno che manca (e dal 22 marzo scorso li sta mettendo in crisi) ai benzinai ticinesi è quello dei frontalieri, e non degli automobilisti ticinesi che pure hanno incominciato a rifornirsi ai distributori della fascia di confine, in quanto la differenza dei prezzi praticati al di qua e al di là della frontiera è evidente, ma comunque non sarebbe sufficiente per giustificare un viaggio da Lugano a Como per un pieno di benzina. Oltre al tempo necessario per raggiungere il Lario partendo dal Ceresio, c’è da tener conto del consumo di carburante, che inevitabilmente riduce la convenienza, anche se attualmente la differenza oscilla fra i 18 e i 20 centesimi di euro al litro sia per la benzina che per il gasolio.

E allora come si spiegano le autovetture con targhe svizzere, perlopiù del Canton Ticino, ai distributori di Como e degli altri comuni lombardi e piemontesi? “Sono perlopiù svizzeri che trovandosi in Italia fanno il pieno prima di tornare a casa”, commentano le associazioni di categoria di Como e di Varese. “Lo abbiamo constatato anche in occasione delle festività pasquali che hanno registrato un boom di turisti stranieri, non solo svizzeri, che hanno fatto la fila nelle stazioni di servizio di Cadorago, sulla A9. E questo su entrambe le carreggiate. Si è avuta l’impressione che i vacanzieri abbiano attraversato la dogana di Brogeda con il serbatoio vuoto e che quando sono tornati in Svizzera lo abbiano riempito prima di arrivare in frontiera. Pensiamo che il fenomeno si ripeterà in occasioni delle prossime festività, incominciando dall’Ascensione”. Dalle stesse associazioni di categoria la conferma che a far schizzare verso l’alto, come mai era accaduto in passato le vendite dei benzinai comaschi e varesotti della fascia di confine sono stati (e continueranno ad esserlo almeno sino all’8 luglio, giorno fino al quale sarà in vigore il taglio delle accise decise nel marzo scorso dal governo Draghi) i frontalieri. E non poteva essere diversamente. Lo conferma la legge dei grandi numeri. In un cantone, cioè il Ticino, con poco più di 350mila abitanti, 75mila frontalieri rappresentano una realtà in grado di incidere su molti aspetti, fra cui anche quello della vendita di carburanti.

Fonte laregione.ch –  Articolo di Marco Marelli

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