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No tedesco allo stop alle auto diesel e benzina nel 2035. Rinviato il voto degli ambasciatori Ue

Si rafforza il fronte critico contro il divieto ai motori endotermici. Berlino chiede modifiche e così slitta il voto degli ambasciatori

Il voto degli ambasciatori dell’Unione europea sullo stop dal 2035 alla vendita di nuove auto a motori termici, previsto per oggi, è stato rinviato a venerdì. Lo rende noto la presidenza svedese dell’Unione. L’Italia ha già annunciato il voto contrario.

La decisione di rinviare il voto appare collegata ciò che sta accadendo  al vertice informale dei ministri dei Trasporti Ue che si svolge in questi giorni a a Stoccolma. In quella sede , a sorpresa, il ministro dei Trasporti tedesco Volker Wisssing ha minacciato un veto tedesco a Bruxelles sullo stop ai motori a combustione nel 2035, se la Commissione non farà un regolamento sugli e-fuels.  E dalla stessa Germania gli ha fatto eco il collega di governo ed esponente liberale Olaf Scholz. “L’uso dei carburanti sintetici per le auto deve essere possibile – ha detto Scholz – alla luce dell’enorme flotta di veicoli già esistenti che abbiamo soltanto in Germania,  ci può essere solo un compromesso sui limiti del parco auto, se anche il ricorso agli e-fuels è possibile”.

La decisione del 15 febbraio

Il Parlamento europeo il 15 febbraio scorso aveva approvato in via definitiva il provvedimento che vieta la vendita di veicoli con motori termici dal 2035. Ma l’emiciclo comunitario si era spaccato. A favore di questa decisione si erano schierati gli esponenti di centrosinistra, i verdi e una parte minoritaria del Ppe. Il grosso dei popolari e del centrodestra si era detto contrario. Il testo approvato dalla plenaria di Strasburgo  fissa l’obiettivo di azzerare le emissioni di auto nuove e furgoni in vendita nell’Ue dal 2035. I veicoli a benzina o diesel andranno obbligatoriamente sostituiti con le alternative a zero emissioni, come l’auto elettrica era comunque passato. La battaglia dunque sembrava conclusa, nonostante le proteste di vari governi a cominciare da quello presieduto da Giorgia Meloni. Proteste a cui Bruxelles aveva sino ad ora fatto orecchie da mercante. Ma la discesa in campo del potente partner tedesco non può non sconvolgere gli equilibri, costringendo le autorità comunitarie ad una difficile mediazione.

La filiera dell’automotive

A dar fiato al “no” al passaggio al green a tappe forzate  è tutta la filiera europea dell’automotive. “Il Parlamento europeo ha preso una decisione contro i cittadini, contro il mercato, contro l’innovazione e contro le moderne tecnologie”, era stato il commento  delle associazioni  dell’industria automobilistiche in una dichiarazione congiunta rilasciata poche ore dopo il voto in plenaria. “Mancano ancora le infrastrutture di ricarica e in generale sono poco maturi i tempi di una transizione così drastica e ravvicinata che aumenterà i costi per i consumatori e metterà a rischio la loro fiducia”. In Italia il ministro Pichetto Fratin e lo stesso vicepremier, Salvini, avevano parlato di “regalo ai ricchi, che possono permettersi le auto costose, ed alla Cina che produce batterie e conponentisca per l’auto green”. Timori infine sono stati espressi dagli stessi sindacati che paventano una drastica riduzione dei posti di lavoro con oltre 200 mila posti  a rischio solo in Italia. Ora ci sono poco meno di due giorni per trovare una via di uscita prima di una votazione che potrebbe lacerare ulteriormente il già fragile quadro comunitario.

Fonte veritaeaffari.it – mauri.cattaneo@gmail.com

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