La fiammata dei prezzi dei carburanti, aggravata dalle tensioni geopolitiche internazionali, continua a pesare sull’economia di famiglie e imprese. Ma la responsabilità dei rincari non è della rete distributiva.
A chiarirlo è FIGISC Confcommercio Taranto, il sindacato dei gestori degli impianti carburanti.
“I gestori sono l’ultimo anello della filiera e hanno un margine fisso di pochi centesimi al litro. Quando il prezzo sale – spiega il presidente Paolo Castellana – subiamo gli stessi effetti dei consumatori: calano i consumi e aumentano i costi di gestione”.
Secondo FIGISC, l’aumento dei prezzi nasce invece dalle dinamiche speculative dei mercati internazionali e dalle tensioni geopolitiche che influenzano il costo del greggio.
Per questo i gestori chiedono un intervento strutturale del Governo, con due misure immediate:
🔹 sterilizzazione dell’IVA
🔹 introduzione delle accise mobili, per compensare l’aumento del prezzo del petrolio e mantenere più stabili i prezzi alla pompa.
“Non è accettabile che lo Stato benefici di un extragettito fiscale in una fase di crisi – conclude Castellana – mentre cittadini e imprese affrontano costi sempre più alti”.





