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Eni nell’anno nero del petrolio perde 8,6 miliardi ma non fa mancare a Cdp e Tesoro 394 milioni di dividendi.

Eni archivia il 2020 come un anno da dimenticare: la perdita netta del colosso petrolifero è stata di 8,56 miliardi di euro e si confronta con gli utili di 148 milioni che erano stati registrati nel 2019. A pesare come un macigno per il gruppo il 30,33% del quale è in mano pubblica è stato il crollo accusato del petrolio nel 2020 (mentre negli ultimi tempi l’oro nero ha guadagnato parte del terreno perso) e collegato alla chiusura di molte attività economiche per periodi prolungati a causa dell’avvento della pandemia del Covid-19.

“Nell’anno più difficile nella storia dell’industria energeticaha commentato l’amministratore delegato, Claudio Descalzi – Eni ha dato prova di grande forza e flessibilità, rispondendo con prontezza allo straordinario contesto di crisi e progredendo nel processo irreversibile di transizione energetica. In pochi mesi abbiamo rivisto il nostro programma di spesa e minimizzato l’impatto sulla cassa della caduta del prezzo del greggio, aumentato la nostra liquidità e difeso la nostra solidità patrimoniale. I risultati del quarto trimestre, con un prezzo del Brent a 44 dollari al barile sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente, superano le aspettative del mercato a livello di utile operativo ed utile netto, e confermano la generazione di cassa operativa e l’efficacia della nostra azione di risposta  alla crisi”.

Per la precisione, anche l’ultimo trimestre del 2020 si è chiuso per Eni in perdita, per 725 milioni, ma correggendo il dato per non tenere conto delle voci straordinarie, a livello “adjusted”, il gruppo petrolifero fa sapere di avere realizzato 66 milioni di utili: un numero migliore delle attese degli analisti che, in termini “adjusted”, stimavano un risultato negativo di 40 milioni. Sempre guardando ai numeri “adjusted” comunicati dalla società, la perdita del 2020 si ridimensiona a 742 milioni. Nonostante il “rosso” del 2020, Eni ha confermato che proporrà all’assemblea degli azionisti del 12 maggio chiamata ad approvare il bilancio la distribuzione di un dividendo di 0,36 euro per azione. La cedola si confronta con gli 86 centesimi per titoli distribuiti ai soci a valere sull’esercizio 2019 ed è suddivisa in due parti: 0,12 euro già arrivati agli azionisti a settembre a titolo di acconto e i restanti 24 centesimi da versare a saldo alla fine di maggio.

Per il gruppo del cane a sei zampe distribuire 36 centesimi ad azione con riferimento al bilancio 2020 significa remunerare gli azionisti per un totale di quasi 1,3 miliardi, circa 394 milioni dei quali destinati al socio pubblico. A sua volta, di questi 394 milioni, quasi 337 finiscono alla Cassa depositi e prestiti (Cdp, di cui il Tesoro ha oltre l’80%), prima azionista di Eni al 25,96%, mentre la restante parte è destinata direttamennte al ministero dell’Economia, azionista al 4,37 per cento.

A parte il dividendo che comunque è in calo rispetto a quello dell’anno prima, la Cdp verosimilmente sarà costretta a contabilizzare sul bilancio del 2020 un impatto negativo dalla quota in Eni alla voce “utili (perdite) delle partecipazioni”, dopo che già nel 2019 il contributo del gruppo petrolifero era fortemente peggiorato rispetto al 2018.

Per il 2023, il gruppo con quartier generale a San Donato Milanese ha deciso di adottare per il petrolio uno scenario “più conservativo”, che vede il Brent a 60 dollari in termini reali rispetto alla precedente e più ottimistica ipotesi di 70 dollari. Ciò, spiega Eni nella nota sui conti del 2020, “per riflettere i rischi di ritardi nella ripresa economica post-pandemica e di un periodo prolungato di debolezza nella domanda energetica, nonché la possibile accelerazione della transizione energetica in funzione delle politiche fiscali adottate dai governi per ricostruire l’economia su basi più sostenibili”. Intanto sui mercati delle materie prime il Brent, dopo i minimi dell’aprile 2020, è tornato a riaffacciarsi sopra quota 60 dollari al barile.

Oltre ad annunciare i numeri del 2020, Eni ha anche alzato il velo sul piano strategico al 2024, che tra le altre cose conferma la totale decarbonizzazione di tutte le attività entro il 2050 e fissa per gli anni a venire un dividendo “base” (dividend floor) pari a 0,36 euro per azione, collegato a un prezzo del Brent di 43 dollari al barile e destinato ad aumentare in caso di innalzamento delle quotazioni del greggio.

Fonte it.businessinsider.com – Articolo di Carlotta Scozzari

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