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Benzina e pagamento POS: esiste un importo minimo per legge?

Micro transazioni nelle stazioni di rifornimento benzina e pagamento POS: i distributori possono imporre un importo minimo per la spesa con carte?

Recentemente è scoppiato il caso di quei ‘furbetti’ che, allo scopo di scalare la classifica del Super Cashback statale da 1.500 euro, frazionano i pagamenti elettronici in tante micro transazioni da pochi centesimi, approfittando dei distributori automatici come quelli per fare benzina. Questa pratica, lecita ma moralmente scorretta, danneggia tra gli altri i gestori delle stazioni di servizio, che si trovano a dover pagare un eccessivo accumulo di commissioni per i movimenti. Per risolvere il problema sono state valutate diverse soluzioni, ad esempio porre un limite alle transazioni multiple o limitare il numero delle transazioni giornaliere presso lo stesso esercente. Alcuni benzinai si sono invece chiesti se sia possibile stabilire un importo minimo ai pagamenti col POS (p.es. 5 euro) per scoraggiare queste furbate. Vediamo se si può fare.

ESERCENTI E PROFESSIONISTI: LE NORME SULLE TRANSAZIONI CON CARTE
In base alla normativa vigente gli esercenti e i professionisti hanno l’obbligo di dotarsi del POS e di accettare i pagamenti con moneta elettronica (carta di credito, carta di debito o bancomat e altri servizi digitali) per qualsiasi importo, con l’obiettivo di combattere l’evasione e le frodi fiscali mediante la tracciabilità delle spese. Nello specifico sono tenuti ad avere il terminale, pur mancando precise sanzioni per chi non adempie all’obbligo, i commercianti (negozianti piccoli e grandi che vendono merci in qualunque luogo, fino ai venditori ambulanti), gli artigiani (fabbri, falegnami, ecc.), le attività di ristorazione e ricettive, i professionisti che esercitano in proprio e che si relazionano direttamente con il cliente. Sono invece esclusi i professionisti che esercitano in studi associati senza rapporti diretti con i clienti, oltre a tabaccai e benzinai.

BENZINA E PAGAMENTO POS: NON OBBLIGATORIO MA NECESSARIO
Queste ultime, infatti, sono considerate categorie speciali che incassano e riversano imposte statali, come la gestione delle marche da bollo e le accise sulla benzina. E per questo le loro attività risultano già sottoposte da tempo a un ampio grado di tracciabilità. È tuttavia altrettanto vero che, nonostante l’esenzione, raramente si incontra un distributore di benzina che non abbia un POS, per il semplice fatto che i gestori devono necessariamente (e a nostro parere giustamente) adeguarsi alle esigenze dei clienti che, specie per importi di un certo tipo (pensiamo per esempio al pieno di benzina), preferiscono pagare con carte. Senza dimenticare che gli benzinai sono incentivati a dotarsi del POS per usufruire del credito d’imposta al 50% sulle commissioni dei pagamenti con moneta elettronica.

PAGAMENTO BENZINA CON IL POS: IL PROBLEMA DELLE MICRO TRANSAZIONI
Commissioni che a dire il vero non sono affatto basse e influiscono non poco sul reddito netto dei distributori, visto che solo una piccolissima percentuale del prezzo finale dei carburanti finisce nelle loro tasche, essendo il 97% composto dalle accise, dall’Iva e dal ricavo industriale lordo delle compagnie petrolifere. Comprenderete quindi che un prelievo, poniamo il caso, di 20 euro di benzina che risulta suddiviso in decine di micro-transazioni elettroniche, ognuna con la sua bella commissione, comporta un bel danno. Ma come fare? Alcuni gestori di stazioni di servizio hanno pensato di aggirare il problema disattivando il POS negli orari di chiusura della stazione di rifornimento. Si tratta però di una manovra un po’ borderline perché danneggia i clienti onesti, che restano la maggior parte. Altri vorrebbero impostare una soglia minima al pagamento della benzina con POS per evitare le transazioni da pochi centesimi.

BENZINAI E PAGAMENTO POS: SI PUÒ IMPOSTARE UN IMPORTO MINIMO?
Su quest’ultimo aspetto gli stessi benzinai non hanno le idee molto chiare (Si può fare? Non si può fare?) ma in realtà la risposta è piuttosto chiara e va trovata nei regolamenti dei POS o dei vari circuiti di carte di credito/debito come Mastercard, Visa, American Express, Maestro, Cirrus, o di altri servizi di pagamenti digitali. Ebbene, generalmente questi circuiti prevedono che un esercente non possa stabilire un importo minimo o massimo per una transazione, pena il pagamento di penali o la disattivazione del servizio. Invitiamo dunque i gestori delle stazioni di rifornimento a leggere bene i termini di utilizzo e a regolarsi di conseguenza. Certo che se tutti gli istituti bancari azzerassero le commissioni sugli acquisti con carte sotto i 5 euro come già fatto dal circuito PagoBancomat a livello interbancario, la soluzione sarebbe già pronta (qualcuno però ha già aderito, vedi sotto).

Di seguito le regole di alcuni circuiti, banche o servizi digitali circa l’importo minimo dei pagamenti col POS:
Visa: “Un esercente non può stabilire un importo minimo o massimo per una transazione come condizione per accettare una carta Visa o Visa Electron”.
Mastercard: “Per accettare una carta Mastercard o Maestro, valida e correttamente presentata, un esercente non può imporre un limite minimo o massimo di spesa”.
Axepta (BNP Paribas): Axepta ha deciso di azzerare per tutto il 2021 le commissioni POS applicate alle transazioni di importo inferiore a 5 euro del circuito PagoBancomat.
Nexi: “L’esercente deve accettare la Carta anche per importi di minima entità e in qualunque periodo dell’anno”.
Sumup: “Senza il nostro consenso, l’utente non può impostare una soglia minima che sia superiore a 1,00 euro per transazione”.

Fonte sicurauto.it – Articolo di Raffaele Dambra

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