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Dal cavallo all’auto elettrica, quando l’area di servizio fa la storia.

Dalle mansiones, le stazioni di posta romane, alla mobilità sostenibile a impatto zero, passando per gli autogrill: una storia italiana

Non chiamateli più solo benzinai. O magari autogrill. Perché d’ora in poi quegli spazi saranno aree polifunzionali, dove svolgere un mucchio di attività anche in chiave digitale, oltre che fare il rifornimento di carburante, bere un caffé o consumare panini e piatti pronti.
Del resto, fin dai tempi degli antichi Romani e più ancora all’epoca della motorizzazione di massa, le stazioni di servizio sono entrate nel bagaglio economico, sociale e culturale del nostro Paese.
Ne è un esempio l’ultima evoluzione del concetto di area di rifornimento. Stiamo parlando dalla stazione di servizio del futuro inaugurata recentemente in Corso Francia 212 a Roma. Un luogo in cui fare il “pieno di elettroni” con colonnine di ricarica ultrafast, realizzato da Enel X in collaborazione con Volkswagen Group Italia. Nell’attesa della ricarica (stimata in circa 20 minuti), i clienti possono effettuare dei test-drive con gli ultimi modelli 100% elettrici di Volkswagen, conoscere i prodotti Enel X per la casa, prendere qulcosa al bar o, piuttosto, pagare una bolletta.
La nascita di punti di rifornimento di questo tipo è strettamente legata alla continua corsa verso l’elettrificazione della mobilità. Com’è sempre successo, quindi, i cambiamenti delle stazioni di servizio riflettono anche l’evoluzione tecnologica dell’Italia. È sempre stato così, a cominciare dalla Roma antica.

Soste a quattro zampe
Il nostro viaggio nella storia delle aree di servizio (intese nel senso più ampio del termine) inizia proprio dai Romani. È dal IV secolo a.C., nel pieno dell’espansione territoriale della’Urbe, che prende vita uno dei progetti più avanguardisti di ogni epoca: la strada, così come la conosciamo oggi.
Le strade servivano per collegare le varie province italiane del futuro Impero e per facilitare i trasporti e i viaggi. Il sistema stradale romano era molto complesso e si basava su regole ben precise (le cosiddette Leggi delle Dodici Tavole) che specificavano addirittura le dimensioni della carreggiata.
Ovviamente non c’erano le auto e, per questa ragione, una tratta come il Roma-Forlì della nostra prova consumi reali (oggi comunemente percorsa in circa 4 ore), all’epoca richiedeva giorni di viaggio a cavallo.
Le legioni non avevano bisogno di un’area di sosta perché, di fatto, se la creavano da soli allestendo un campo a lato della strada. Diverso era il discorso per tutti gli altri tipi di viaggiatori. Per questi vennero create delle strutture simili agli alberghi denominati mansiones che permettevano di fermarsi e pernottare. C’erano, inoltre, le stazioni per il cambio dei cavalli (ma pure muli e buoi), utilizzate anche dai corrieri del puntualissimo servizio postale. Insomma, erano proprio queste le primitive stazioni di servizio, tra un “pieno” al proprio quadrupede e un “Camogli alla romana”.

Dagli zoccoli ai pneumatici
Fino alla metà dell’Ottocento, le modalità di trasporto cambiano davvero poco e, di conseguenza, pure le stazioni di servizio. Si devono perciò aspettare diversi decenni dall’invenzione del motore a scoppio e dalla comparsa delle prime automobili prima di assistere alla nascita di qualcosa di diverso.
In quest’epoca, complice anche la forte industrializzazione del Paese, la rete stradale italiana si allarga sempre di più. Nel 1865, infatti, sono percorribili già 89.675 chilometri di strade, ma è con la diffusione dell’automobile che arriva un forte impulso per la creazione delle infrastrutture.
Tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del XX secolo la rete stradale cresce fino a sfiorare i 140.000 chilometri e nascono così anche le prime stazioni di rifornimento per i cavalli… sotto al cofano.
La Grande Guerra sospende gli investimenti in opere pubbliche, che riprendono con l’avvento del fascismo negli anni Venti. Qui inizia la storia dell’Autostrada, definita all’epoca come “una nuova strada riservata esclusivamente al traffico a motore”. Il grande progetto italiano si concretizza nella realizzazione della Milano-Laghi, il 21 settembre 1924 che rappresenta la prima autostrada in tutto il mondo.

Le mansiones 2.0
Per più di 20 anni le stazioni di rifornimento continuano a svolgere un’esclusiva funzione di necessità: ci si ferma per fare carburante e si riparte.
Ma è nel 1947 arriva la svolta con la costruzione del primo autogrill, un luogo in cui l’automobilista può fermarsi per consumare un pasto. È sulla Milano-Torino, all’altezza del casello di Novara. L’intuizione è di Mario Pavesi, l’imprenditore novarese dietro ai celebri biscotti dolci. Grazie a lui e ad altri giganti dell’alimentazione industriale italiana dell’epoca, come Motta e Alemagna, il concetto di area di servizio cambia radicalmente.
Queste stazioni comprendono, oltre alle classiche pompe per il carburante, anche un bar con tavoli e poltroncine. All’esterno si trovano delle vetrine con diversi prodotti Pavesi, come salatini e biscotti.
Per questi luoghi i progettisti sperimentano nuove soluzioni di design, capaci di attirare gli automobilisti con le loro forme avveniristiche. Vengono costruiti gli autogrill a ponte. Nel ’59 Angelo Bianchetti firma il primo d’Europa, quello di Fiorenzuola d’Arda, tra Parma e Piacenza. Nel ’61 arriva il Motta-grill di Cantagallo, appena passata Bologna. Sono strutture passanti che collegano le carreggiate e offrono una terrazza panoramica sul traffico che scorre. Diventano le mete domenicali delle famiglie italiane, un fenomeno di costume.

Il boom delle aree di servizio
Sull’onda del boom economico, nel Dopoguerra, il business delle aree di servizio cresce in modo esponenziale. Le prime utilitarie, come la Fiat 600 e poi la Fiat 500, diventano il simbolo della rinascita italiana. E l’automobile inizia a entrare nella disponibilità economica di tantissime famiglie. Aumenta il traffico sulle strade e, in parallelo, cresce l’offerta di aree di servizio.
Le aziende del settore dabnno vita a una battaglia a chi realizza l’autogrill più grande e con più servizi. Motta, per esempio, inaugura nel 1961 un’area con un ristorante capace di ospitare 200 persone, una pasticceria, un fioraio, un parrucchiere, un ufficio postale, uno sportello bancario, un ufficio turistico e uno spazio dedicato a libri e souvenir. In altre strutture, invece, si trovano anche i servizi di assistenza per l’auto come l’autolavaggio, la vendita di ricambi e un’officina per il primo soccorso meccanico.
Il passaggio è epocale: da semplice luogo per il rifornimento, si passa a un vero centro commerciale, che diventa anche un punto di ritrovo dove le famiglie possono trascorrere le domeniche in compagnia. E, magari, spedire qualche cartolina a parenti e amici. 

Autosole uguale autogrill
La vera consacrazione degli autogrill (Autogrill è l’omonima società nata dalla fusione delle attività di ristorazione autostradale di Motta, Alemagna e Pavesi) arriva poi con l’autostrada A1, l’Autostrada del Sole. Iniziata nel 1958, viene portata a termine in soli otto anni: è l’arteria che collega Milano, Roma e Napoli. Un progetto infrastruttorale enorme, che realizza una sorta di seconda unità d’Italia. Lungo i 755 chilometri del tracciato ecco le stazioni di rifornimento, replicate nei due sensi di marcia (est e ovest), e gli autogrill a ponte. È il 1964, l’anno del primo vasetto di Nutella. Le abitudini degli italiani cambiano per sempre, la mobilità anche. Nascono le aree di servizio come le conosciamo oggi.

Verso il futuro
Il presente e il futuro delle stazioni di rifornimento sono incentrati sulla sostenibilità. E non è solo un discorso che riguarda le colonnine di ricarica, ma anche i materiali impiegati nella costruzione di queste aree. Per esempio, l’Autogrill Villoresi Ovest è stato recentemente ristrutturato ed è dotato di un impianto fotovoltaico e della pavimentazione Active Ceramic che attiva un’azione anti-batterica per tutta la giornata. Inoltre, alcuni materiali impiegati nella costruzione sono stati brevettati da Autogrill e sono derivati dagli scarti del caffè o dalle arance spremute.

Nei prossimi anni non vedremo solo più colonnine, ma anche delle vere e proprie strade intelligenti. Uno dei cardini del progetto “Smart Road” di ANAS sarà la creazione delle “Green Island”. Queste saranno delle isole installate ai lati della strada ogni 20-30 km che genereranno energia elettrica da fonti rinnovabili. Le Green Island forniranno energia non solo alla rete stradale, ma anche ai veicoli elettrici.
Quello che ci aspetta è quindi un’area di servizio sempre più connessa e capace di soddisfare i nuovi bisogni della mobilità sostenibile. Addio vecchio (caro) benzinaio.

Fonte it.motor1.com – Articolo di Alberto Carmone

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