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Cingolani: “La transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue”

“Per cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo. Di conseguenza dovremo far pagare molto la CO2 con conseguenze, per esempio sulla bolletta elettrica”. Con queste parole, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Roberto Cingolani ha sottolineato come la transizione energetica “potrebbe essere un bagno di sangue”. Il ministro ha poi delineato tempistiche estremamente dilatate per la diffusione su larga scala dei veicoli a batteria e di nuove infrastrutture green, arrivando a parlare del 2050 come data in cui il nostro continente potrebbe effettivamente raggiungere l’obiettivo dell’impatto zero sull’ambiente.

29 mila nuove colonnine in arrivo. “Il problema – prosegue il ministro della Transizione ecologica – non è solo se noi raggiungiamo l’obiettivo della transizione energetica e ambientale. Il problema è se ci riusciamo tutti insieme. Noi siamo solo una parte dell’Europa e l’intera Europa emette solo il 9% della CO2 del mondo. Il resto dell’inquinamento viene da altri Paesi e altri continenti. Se non riusciremo a convincerli, a impegnarsi anche loro, anche i nostri obiettivi saranno a rischio. Noi comunque dobbiamo impegnarci a fare fino in fondo la nostra parte”. Cingolani ha parlato anche degli obiettivi che il governo italiano ha fissato e che sono stati “concordati con l’Europa, che ci ha messo a disposizione buona parte dei fondi. Innanzitutto lavoriamo sulla mobilità sostenibile. Che prevede un cambio di infrastrutture e di sistemi produttivi molto significativo. Il programma è di aggiungere 29 mila colonnine elettriche per la ricarica delle automobili a quelle attualmente esistenti”.

La gigafactory. Tra i temi toccati dal ministro della Transizione ecologica durante l’intervista c’è stato anche quello della nuova gigafactory che potrebbe nascere in Italia, nel Mezzogiorno, magari a Melfi, o forse in Piemonte, a Mirafiori: “Dobbiamo diventare autosufficienti dal punto di vista della produzione delle batterie. Il governo pensa che sia un bene per l’Italia che la gigafactory per la loro produzione si faccia in Italia. Dove costruirla dipende dalle scelte dei produttori, in questo caso Stellantis, e dei territori interessati. Da una parte ci sono aree, come quella di Torino, che hanno le competenze e una tradizione consolidata nel settore dell’auto. Dall’altra ci sono territori nel Sud, che hanno seri problemi di riconversione del loro impianto produttivo”. Nelle ultime ore, il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, ha confermato di aver messo a punto un dossier pronto per essere inviato a presidente del Consiglio Mario Draghi: “Noi rivendichiamo fortemente la localizzazione in Piemonte e mi auguro che il governo sappia dire la sua. Parliamo di investimenti che il privato da solo non può fare e quando uno paga il conto può anche decidere qualcosa dei piatti che vengono serviti. La decisione è politica. La nostra candidatura deve essere condivisa da tutti”. La risposta di Cingolani non è tardata ad arrivare: “Non spetta ai governi la scelta della sede, ma ai produttori e ai territori. L’importante è che sia in Italia. A me spetta favorire il successo del Paese: garantisco la massima laicità”.

Fonte quattroruote.it – Articolo di Mirco Magni

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