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Benzina, stop al rialzo dei prezzi: c’è l’accordo tra Paesi produttori

I Paesi fornitori di petrolio, riuniti sotto l’Opec+, hanno trovato un’intesa per aumentare la produzione e frenare i rincari.

A fronte all’impennata del costo del carburante, che va avanti da mesi in Italia così come nel resto del mondo, i Paesi produttori di petrolio hanno trovato un accordo per rispondere alla crescita della domanda. All’interno del gruppo dell’Opec plus è stato infatti raggiunto un compromesso per alzare i livelli di forniture a 400mila barili al giorno.

Benzina, stop al rialzo dei prezzi: il compromesso dei membri dell’Opec+
I membri dell’alleanza, tra i quali Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Russia, Iraq e Kuwait, avranno a disposizione una base di produzione più alta, sulla quale vengono stabiliti gli obiettivi di ogni Paese.
Da agosto alla fine dell’anno verrà incrementata l’offerta di circa 2 milioni di barili, ma l’accordo avrà validità fino al termine del 2022. In questo modo i Paesi puntano a scongiurare una guerra dei prezzi, che hanno già fatto registrare i livelli più alti degli ultimi 6 anni.
Soltanto in Italia il costo del carburante ha raggiunto i massimi da tre anni a questa parte: a giugno la benzina è arrivata a 1,65 euro al litro e per il diesel di 1,508 euro al litro.
Un incremento da inizio anno di oltre il 14%, il 17,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2020 per la benzina e del 16,8% per il diesel, che, secondo le stime di Codacons, equivale a una spesa media di 295 euro in più a famiglia.

Benzina, stop al rialzo dei prezzi: gli effetti del Covid-19
La 19a riunione ministeriale dell’Opec+, che si è tenuta sotto la presidenza del principe Abdul Aziz Bin Salman, ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita “ha preso atto del continuo rafforzamento dei fondamentali del mercato, con la domanda di petrolio che mostra chiari segni di miglioramento”, si legge nel comunicato diffuso dal gruppo.

Nel corso della pandemia i Paesi avevano ridotto la produzione di petrolio di quasi 10 milioni di barili al giorno per effetto dei lockdown e delle misure di restrizione, per poi tornare gradualmente alla normale fornitura con le riapertura dell’economia mondiale. Tuttora sono 5,8 milioni di barili bloccati, ma che dovrebbero essere immessi nuovamente sul mercato entro la fine del 2022.

Fonte quifinanza.it 

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