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Caro benzina, il pieno? Lo fa il sindaco: “Il distributore è nostro”

Nel borgo di Penna San Giovanni, nel Maceratese, il Comune ha costruito una stazione di servizio. “Tutte le altre hanno chiuso, così i cittadini potranno ancora rifornirsi qui”

Insolito vedere il logo del Comune, anziché di una qualche compagnia petrolifera, sulla stazione di servizio inaugurata ieri a Penna San Giovanni, borgo dell’entroterra maceratese. Strano vedere la folla festante, con tanto di Corpo Filarmonico Pennese, mentre ovunque imperversano polemiche sui costi del carburante. “Gli economisti dicono che gli investimenti vanno fatti proprio quando c’è crisi”, replica imperturbabile il sindaco Stefano Burocchi.

Nella stazione pennese, il diesel è a 1,823 euro, la benzina a 1,765. “Se pensiamo a prezzi concorrenziali? Non vogliamo fare la guerra ai poveri – dice Burocchi –, ma non parliamo di marginalità sostanziali, quanto residuali. C’è più marginalità sull’autolavaggio: chi viene per il rifornimento magari utilizza anche quel servizio, dove c’è il nostro vero utile”.

E poi ci sono le Fidelity Card con scontistiche riservate solo ai pennesi. È lo stesso Burocchi, ormai per tutti il ‘sindaco benzinaio (“avrei preferito petroliere – chiosa divertito – ma mi accontento”), che fa il pieno all’auto di Rossella Paloni, vincitrice della lotteria Primo Pieno, altra idea sfornata dal vulcanico primo cittadino per un’occasione in qualche modo storica per il piccolo centro dell’entroterra, rimasto privo del servizio da diversi anni, da quando sono stati chiusi i tre distributori esistenti. Tocca a un altro vincitore, Riccardo Clementi, sperimentare per primo l’autolavaggio. “È di Porto San Giorgio – spiega Burocchi – e per noi è di ottimo auspicio che abbia vinto anche qualcuno di fuori”.

“Ho vinto 10 euro di carburante – dice Ferruccio Pietrangeli –, ma ho l’auto elettrica. Meno male che la motosega va a benzina. Faccio il pieno lì”. Nel caso, ci sono due colonnine per la ricarica elettrica. La stazione di servizio, caso più unico che raro, appartiene al Comune che la gestirà, in proprio, a distanza. Un’operazione da 700mila euro (non poco per un paesello di neanche 1000 abitanti) serviti per acquistare l’area in Contrada Crocifisso e realizzare il tutto. “Abbiamo contratto un mutuo per trent’anni a 20mila euro annui (cui vanno tolti 100mila euro di credito Iva) – spiega Burocchi –. Contiamo di ricavare, alla peggio, un utile netto di 9mila euro all’anno. I restanti dieci o 12mila euro a carico del bilancio. Al pari di quelli impegnati per le manutenzioni ordinarie, sono soldi ben spesi per un servizio essenziale”. Da ieri, i pennesi hanno di nuovo il rifornimento sotto casa, “ma lo abbiamo fatto anche perché non possiamo pensare di vivere di industrie, né di commercio e l’agricoltura no n basta. Puntiamo sul turismo e un servizio così è il nostro biglietto da visita”.

Fonte ilrestodelcarlino.it

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