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Furto nell’autolavaggio: il titolare dell’attività paga la vettura.

Lo ha stabilito la Cassazione, che impone il rimborso alla vittima.

Porti la vettura a far pulire, lasci veicoli e chiavi all’addetto, quindi il fattaccio: furto nell’autolavaggio, per un ladro esterno entrato in azione. Chi paga la vettura? Il titolare dell’attività versa il dovuto al proprietario della macchina. Lo ha stabilito la Cassazione, che impone il rimborso alla vittima, con sentenza 486/2018.

Nel caso in questione, la battaglia legale è stata lunga perché ballavano 50.000 euro. Il valore del mezzo al momento del furto. Il titolare dell’attività perde in primo grado, in appello e in Cassazione.

Furto nell’autolavaggio: il titolare contesta la decisione dei giudici
Il ricorrente contesta di avere assunto l’onere di deposito e conseguente custodia del veicolo in oggetto: il mezzo era stato lasciato nel piazzale della stazione di lavaggio con le chiavi inserite nel quadro. E il conducente si era allontanato.

Il titolare aveva provveduto al lavaggio e poi aveva spostato l’auto per proseguire il lavoro sugli altri veicoli. All’esito dell’operazione di lavaggio, il ricorrente aveva chiuso l’auto e riposto le chiavi nella cassetta apposita, così facendo tutto quanto era nelle sue possibilità per evitare il furto.

Ma tutti i giudici fissano un principio: obbligo accessorio di custodire l’auto. Per l’articolo 2222 del Codice Civile. Quando una persona si obbliga a compiere verso un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, è un contratto d’opera. Pesa anche l’articolo 1177 del Codice Civile: l’obbligo di consegnare una cosa determinata include quella di custodirla fino alla consegna.

Al di là delle normative, lo dice anche il buon senso: se pago per il lavaggio auto affidando la macchina all’addetto, in automatico chi ha la macchina in mano diventa responsabile di un eventuale furto. Altrimenti, i rischi per chi fa lavare la vettura sarebbero troppo alti.

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Fonte clubalfa.it –  Articolo di Walter Gobbi

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