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Assogasliquidi: transizione senza ideologie

“L’aggiornamento delle direttive europee potrebbero penalizzare le imprese e la tecnologia italiane”. È quanto sottolineato da Andrea Arzà presidente di Assogasliquidi-Federchimica nel corso dell’Assemblea annuale dell’associazione (rappresenta le imprese di distribuzione di Gpl e Gnl), all’indomani delle proposte avanzate dalla Commissione europea per rendere più stringenti i limiti di emissioni inquinanti dei veicoli entro il 2030 (il cosiddetto pacchetto Fit55 per un taglio pari al 55% di CO2 rispetto al tetto attuale) e per la completa decarbonizzazione dei trasporti entro il 2035.

Forte preoccupazione

Il presidente Arzà non nasconde una forte preoccupazione al riguardo. “Ci rivolgiamo ai nostri rappresentanti politici nazionali ed europei”, ha detto, “affinché supportino coerentemente la crescita del Gpl e del Gnl. I segnali che arrivano dalla Commissione europea non sono positivi: gli aggiornamenti della direttiva Dafi sulla realizzazione delle infrastrutture per i combustibili alternativi e quelli della direttiva Etd sulla carbon tax potrebbero subire modifiche tali da non valorizzare correttamente i benefici derivanti dall’impiego dei prodotti gassosi. Questa sarebbe una sconfitta per il nostro Paese perché colpirebbe molte aziende e le circa 28mila persone che ci lavorano“.

Viceversa, sottolineano i vertici dell’associazione, l’industria italiana del Gpl e Gnl è in grado di garantire un processo di decarbonizzazione che risulti sostenibile sia da un punto di vista ambientale che socio-economico. “I gas liquefatti accompagnerebbero la transizione energetica e il processo di decarbonizzazione garantendo contemporaneamente la sostenibilità economica e sociale del processo”, insiste il presidente, “in più gli investimenti pubblici e privati consentirebbero di incrementare la produzione bio e rinnovabile, sino a coprire nel medio-lungo periodo l’intera domanda di prodotti gassosi. BioGpl e BioGnl sono già una realtà che non richiede alcuna trasformazione dei mezzi e dell’infrastruttura di distribuzione”.

Incentivi a gran richiesta

Una rete notevolmente cresciuta e che oggi vanta 4.348 punti di rifornimento distribuiti su tutto il territorio nazionale. Per questo le aziende del settore chiedono a governo e parlamento misure di sostegno economico, a cominciare dagli incentivi per la trasformazione a gas delle auto Euro 4 ed Euro 5: una misura che aiuterebbe le tante famiglie italiane che non possono permettersi di cambiare l’automobile e al tempo stesso contribuirebbe a rendere meno impattante l’attuale parco circolante.

Importante per l’associazione anche la conferma dei bonus statali per l’acquisto di veicoli nuovi a basse emissioni (un’ulteriore tranche è prevista nel decreto Sostegni bis i  fase di conversione in parlamento), oltre al mantenimento del principio di neutralità tecnologica nella definizione delle politiche per il raggiungimento degli obiettivi comunitari.

Un bilancio post pandemia

Infine, un breve bilancio alla luce dell’impatto prodotto dalla pandemia anche nel settore del Gpl: il solo comparto trasporti, nel 2020, a causa delle restrizioni alla mobilità, ha subito un crollo nei consumi pari al 21,2% rispetto al 2019. Una contrazione confermata anche negli primi cinque mesi del 2021 che, rispetto a due anni fa, registrano una diminuzione pari al 25%. Crisi sanitaria a parte, il Gpl resta la prima tra le alimentazioni alternative, sottolinea una nota di Assogasliquidi, rappresentando il 63% della flotta alternativa circolante e il 7% del parco totale italiano (circa 2,7 milioni di veicoli circolanti).

Di segno contrario il trend per il Gnl (Gas naturale liquefatto): nel 2020 i consumi sono aumentati del 23% rispetto all’anno precedente nonostante la crisi pandemica, attestandosi su volumi pari a circa 131.000 tonnellate.Un icremento sostenuto soprattutto, e come sempre, dall’autotrasporto: oltre 88mila tonnellate (circa il 67% dei consumi totali) sono utilizzati per alimentare camion e Tir.

Fonte l’automobile.aci.it – Articolo di Marina Fanara

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