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Diess critica la rete di ricarica Ionity sull’Autobrennero

Le infrastrutture di ricarica sono uno dei fattori principali per accelerare la transizione verso la mobilità elettrica. Le Case automobilistiche ne sono più che consapevoli, visto anche l’impegno finanziario necessario per adeguarsi ai diktat europei e i continui inviti rivolti alle istituzioni per agevolare gli investimenti per la realizzazione di una rete capillare. L’attenzione sul tema infrastrutturale è massima, e lo dimostra anche l’ultimo intervento “social” di Herbert Diess, amministratore delegato del gruppo Volkswagen e, in tale veste, tra i principali fautori della svolta elettrica: con un post su Linkedin, Diess ha infatti attaccato duramente la rete della Ionity, l’azienda tedesca che, tra l’altro, vede proprio la Volkswagen tra i suoi principali azionisti. 

La stazione di Trento. In particolare, il manager tedesco si è lamentato delle difficoltà incontrate per ricaricare una ID.3 durante un suo viaggio verso l’Italia. Non essendo riuscito a trovare una presa funzionante lungo l’Austrada del Brennero, Diess si è diretto a Trento, fermandosi in una stazione di ricarica che lui stesso ha descritto con delusione: “Niente bagno, niente caffè, una colonnina fuori servizio/rotta, una situazione triste”. Quindi è arrivato l’attacco diretto alla società tedesca: “È stata tutto fuorché un’esperienza di ricarica premium, Ionity!”. 

Critiche frequenti. Ionity è stata fondata nel 2017 da un consorzio automobilistico composto dalla Volkswagen, dalla Daimler, dalla BMW e dalla Ford ed è stata sin da subito descritta come la risposta europea alla rete Supercarger della Tesla. Finora, però, è stata oggetto, da parte dei suoi stessi azionisti, più di critiche che di elogi. L’anno scorso, Silke Bagschick, capo del marketing del marchio VW, ha definito troppo elevati i prezzi, mentre il numero uno dell’Audi, Markus Duesmann, ha espresso la propria insoddisfazione al quotidiano Handelsblatt e rivelato l’intenzione di creare un’infrastruttura proprietaria concentrata nelle grandi città. Lo stesso gruppo Volkswagen ha di recente lanciato un suo progetto infrastrutturale, con partner del calibro della BP e di Enel, per realizzare una rete di ricarica in buona parte dei Paesi europei. L’insoddisfazione nei confronti di Ionity si spiega anche con i ritardi nella realizzazione di colonnine: i programmi iniziali prevedevano, per la fine del 2020, 400 stazioni con circa 2.400 colonnine fast charger da 350 kW. Attualmente, però, le stazioni sono circa 360 e le rimanenti 40 sono ancora nel pieno dei lavori di costruzione.  

Fonte quattroruote.it –  Articolo di Rosario Murgida

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