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Bp e Shell lasciano la Russia, Mosca annuncia blocco di tutti i disinvestimenti di capitali stranieri

La multinazionale abbandonerà le joint ventures con le società locali, prima tra tutte Gazprom: “Siamo scioccati dalla perdita di vite umane in Ucraina”

La Shell, una delle compagnie petrolifere più grandi al mondo, abbandonerà tutte le attività che la vedono coinvolta in vario modo con le sue aziende russe, venderà le azioni in suo possesso. La decisione, presa ieri, segue quella del gruppo British petroleum (Bp) ed è una presa di distanza dall’invasione russa dell’Ucraina. Si allunga così la lista delle società occidentali che lasciano il Paese, ricco di petrolio e di gas naturale, in protesta contro la guerra voluta da Vladimir Putin. La risposta di Mosca è stata quella di imporre un blocco ai disinvestimenti nella Nazione, in modo da provare a evitare la fuga di capitali dal Paese che avrebbe effetti devastanti sull’economia. 

Il colosso britannico Bp aveva lasciato la propria partecipazione nel gigante petrolifero russo Rosneft, una mossa che potrebbe costare oltre 25 miliardi di dollari. Ora, come riporta Reuters, anche l’anglo-olandese Shell abbandonerà le joint ventures con le società russe, prima tra tutte Gazprom, il principale attore energetico controllato in larga parte da Mosca. Tra i progetti che verranno abbandonati da Shell c’è il Sakhalin 2, nell’isola omonima sulla costa orientale russa, in cui partecipa al 27,5%. Il progetto, che è il primo impianto di gas naturale liquefatto (gnl) nel Paese, è enorme e produce circa 11,5 milioni di tonnellate di gnl all’anno, esportato nei principali mercati globali tra cui i vicini Cina e Giappone.

C’è anche la partecipazione del 50% nel Salym petroleum development (per l’estrazione di petrolio in Siberia occidentale) e nella joint venture Gydan (nell’omonima penisola nell’artico siberiano). È inoltre previsto il ritiro dal Nord Stream 2, il secondo gasdotto che collega Russia e Germania la cui inaugurazione è stata congelata dal cancelliere Olaf Scholz dopo l’invasione dell’Ucrainache, nonostante sia pronto da mesi, non è ancora entrato in funzione.

Shell ha ammesso che la decisione comporterà innegabilmente delle perdite economiche: i mercati del gnl sono in rapida crescita e la compagnia è la prima al mondo per commercio di gas liquefatto. Alla fine del 2021 Shell aveva circa 3 miliardi di dollari di attività non correnti in queste iniziative in Russia. L’amministratore delegato Ben van Beurden ha spiegato in una nota la ragione della scelta: “Siamo scioccati dalla perdita di vite umane in Ucraina, che deploriamo, a seguito di un atto insensato di aggressione militare che minaccia la sicurezza europea”.

La decisione di fatto mette pressione su altre aziende europee affinché facciano altrettanto. Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha sostenuto che c’è ormai “un problema di principio” per le compagnie occidentali nel collaborare con personalità ed enti vicine o riconducibili al Cremlino. Le Maire ha detto che verranno prese delle decisioni nei prossimi giorni per quanto riguarda il colosso energetico transalpino TotalEnergies e anche Engie, aggiungendo che è prevedibile un aumento dell’inflazione come conseguenza di queste mosse.

Anche la norvegese Equinor (controllata da Oslo) prevede di disinvestire dalle proprie attività in Russia a stretto giro. Diverse altre aziende, tra cui la banca globale Hsbc e AerCap, la più grande società di leasing aeronautico del mondo, hanno annunciato l’uscita dalla Russia mentre i governi occidentali aumentano le sanzioni economiche su Mosca.

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In risposta a questa situazione le autorità russe hanno preparato una bozza di decreto presidenziale sull’introduzione di “restrizioni temporanee” all’uscita di capitali stranieri nelle aziende locali. Lo ha annunciato il primo ministro Mikhail Mishustin in un incontro di governo sulle condizioni dell’economia nzionale. “Nell’attuale situazione sanzionatoria, gli imprenditori stranieri sono costretti a farsi guidare non da fattori economici, ma devono prendere decisioni sotto pressione politica”, ha denunciato Mishustin. “Per consentire alle imprese di prendere decisioni informate, è stato preparato un progetto di decreto presidenziale per introdurre restrizioni temporanee ai disinvestimenti da società russe”. Il premier ha assicurato che Mosca “considera ancora le aziende straniere come partner ed è aperta al dialogo con investitori costruttivi”.

Fonte europa.today.it –  Articolo di Francesco Bortoletto

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