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Gas, siglato accordo con il Congo per la fornitura di 4,5 miliardi di metri/cubi che arriveranno in Italia via nave dal 2023

L’Italia, come altri paesi europei, sta cercando di ridurre la sua dipendenza dalla Russia che al momento fornisce al nostro paese circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il 30-40% del fabbisogno complessivo. Quello con il Congo segue gli accordi siglati nei giorni scorsi con Algeria ed Egitto.

Italia e Congo hanno firmato un accorso per l’aumento della produzione e dell’export di gas. In particolare, l’intesa prevede “l’accelerazione e l’aumento della produzione di gas in Congo, in primis tramite lo sviluppo di un progetto di gas naturale liquefatto (Gnl) con avvio previsto nel 2023 e capacità a regime di oltre 3 milioni di tonnellate all’anno (oltre 4,5 miliardi di metri cubi / anno). Attualmente il Congo ha una produzione di gas modesta, circa 1 miliardo di metri cubi l’anno. Dispone di riserve significative ma non imponenti: 285 miliardi di metri cubi. Per avere un termine di paragone quelle russe ammontano a 49mila miliardi. L’incremento della produzione locale richiede quindi investimenti. Eni, spiega il gruppo energetico italiano in una nota, “è ad oggi l’unica società impegnata nello sviluppo delle ingenti risorse di gas della Repubblica del Congo e attualmente fornisce gas alla Centrale Elettrica del Congo (Cec), che garantisce il 70% della produzione di energia elettrica del Paese. Eni è presente in Congo da oltre 50 anni”.

L’Italia, come altri paesi europei, sta cercando di ridurre la sua dipendenza dalla Russia che al momento fornisce al nostro paese circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il 30-40% del fabbisogno complessivo. E’ stato siglato un accordo con l’Algeria, secondo fornitore dell’Italia e da lungo tempo collegato alle coste italiane attraverso il gasdotto Transmed. Le forniture saliranno dagli attuali 20 miliardi di mc/anno a quasi 30. Due – tre miliardi verranno aggiunti da subito, gli altri a partire da fine 2022. Altri 3 miliardi di metri cubi giungeranno dall’Egitto. Dove non ci sono gasdotti il fossile va trasportato via nave, questo ne aumenta i costi. Il gas russo è molto economico e arriva in Europa tramite una rete di condutture. Per il Gnl i costi potrebbero essere superiori anche del 50%, come nel caso di quello che arriva dagli Stati Uniti.

La Repubblica del Congo e Eni, prosegue la nota, “hanno anche concordato la definizione di iniziative di decarbonizzazione per la promozione della transizione energetica sostenibile nel Paese, in particolare negli ambiti delle energie rinnovabili, dell’agricoltura con lo sviluppo di una filiera agricola – non in competizione con la catena alimentare – per la produzione di feedstock per la bioraffinazione, la conservazione e la gestione sostenibile delle foreste, l’adozione di sistemi di clean cooking, la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio della Co2”. La lettera d’intenti è stata firmata dal ministro degli Idrocarburi della Repubblica del Congo, Bruno Jean Richard Itoua, e dall’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, alla presenza del ministro degli Esteri della Repubblica del Congo Jean-Claude Gakosso, del ministro degli Esteri Luigi di Maio e del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani a Brazzaville, riferisce la nota aggiungendo che in seguito alla firma si è tenuto un incontro con il Presidente della Repubblica del Congo Denis Sassou Nguesso.

Fonte ilfattoquotidiano.it 

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